Sul Corriere della Sera: Erika Rosso regina della dama! PDF Stampa E-mail
Scritto da cb   
Giovedì 27 Ottobre 2011 16:34

Giovani talenti
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 Erika Rosso (foto Stefano Venturini)

Erika, la regina della dama che ha soltanto sedici  anni

Selezionata per sfidare la campionessa mondiale
«Il sogno? Avere il titolo di Maestro»

«Ricordo il mio primo torneo, era il 31 gennaio 2006, avevo 11 anni, una cosa tra bambini...». Erika lo ice come se parlasse della notte dei tempi. Invece era l'altro ieri, sportivamente (e non solo) parlando. Cinque anni di gare e qualche milione di mosse dopo sono bastate a questa ragazzina valdostana, che parla come un libro stampato, frequenta il terzo anno del liceo scientifico e nel tempo libero lavora nel ristorante dei genitori a Saint Marcel (Aosta), per entrare nell'Olimpo della dama mondiale, conquistando il diritto, lei sedicenne e con 5 anni di gavetta, a sfidare tra una manciata di mesi uno dei monumenti della specialità: la turkmena Amangul Durdyeva, collezionista di titoli iridati, una che anagraficamente potrebbe essere sua madre e che ha fatto della damiera un mestiere, professionista a tempo pieno. Raccontano alla Federazione italiana (40 mila tesserati, associata al Coni, uno sport in tutti sensi, fanno perfino l'antidoping): «La Durdyeva è un tipico prodotto della scuola dell'Est dove la tradizione della dama è radicata sin dai tempi di Lenin, che, per lanciare nuovi talenti, dedicò addirittura a pedoni e scacchi uno dei tanti piani quinquennali...». L'unico che forse veramente funzionò.

 

 

 

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Il confronto tra il gioco degli scacchi e la dama

 

 

Il piano quinquennale di Erika Rosso, invece, non è nato a tavolino, ma da un mix affascinante quanto isterioso tra cuore e cervello. Il modo in cui qualche giorno fa a Sanremo ha sbaragliato le avversarie (due turkmene e un'israeliana, tutte professioniste) ha lasciato a bocca aperta i responsabili della Federdama, che pure ne hanno viste di ogni genere: «Semplicemente strabiliante - raccontano -, pensavamo che la ragazzina partecipasse al challenge per fare esperienza e niente più. E invece ha letteralmente preso a pedinate le sue avversarie, conquistando con un turno d'anticipo la matematica certezza a giocare per il titolo mondiale femminile». Un carro armato: su 12 partite, ne ha vinte 11, pareggiandone una sola. Perfino il suo allenatore, Paolo Faleo, 33 anni, poliziotto, ma soprattutto gran giocatore di dama (campione italiano nel 2007), è rimasto di sasso, e ancora non si è ripreso: «Mai vista una cosa del genere, uno strapotere quasi imbarazzante, ma non scrivete che ha super poteri: ha talento e grinta da vendere, questo sì...». Chiedere ad Erika cosa è successo significa immergersi in quella apparente semplicità che spesso si nasconde dietro i grandi gesti: «Alla vigilia - racconta la ragazza con voce sicura, mai spavalda -, ero molto agitata. Non conoscevo nessuna delle mie avversarie. Poi è iniziata la gara ed è successo quello che mi succede sempre: tutto ciò che è attorno a me si spegne, viene come sospinto lontano, e io mi ritrovo sola, al buio, nella mia stanza, con la damiera di fronte...». Risucchiata in questo imbuto magico, che qualcuno chiama concentrazione e altri genialità, Erika ha tra l'altro dominato su un campo che non è il suo: «Era la prima volta - racconta il suo allenatore - che giocava la dama inglese, che ha regole diverse da quella italiana (il pedone può mangiare il damone e alcune caselle sono disposte diversamente, ndr ), eppure pareva che la conoscesse da sempre...». Ora Erika, aspettando la fortissima Amangul, è tornata nella casa di Saint Marcel: «Mi alleno quasi due ore al giorno e studio moduli di gioco». E poi ci sono gli amici, Facebook, i pomeriggi all'oratorio. «Il mio sogno da damista? Essere la prima donna in Italia a conquistare il titolo di Maestro...». Maestro Erika.

  

Francesco Alberti
26 ottobre 2011 17:03
   

 © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

 Lo scrittore

Quel mio errore sulla superiorità degli scacchi

 

paolo-maurensig_140x177A insegnarmi la dama fu mia sorella maggiore, quando andavo ancora alle elementari. Già allora, però, ambivo a giocare a scacchi, ma questo avvenne solo qualche anno dopo. Del gioco della dama mi dimenticai completamente, ritenendo (a torto) superiori gli scacchi. In realtà, i due giochi non si possono paragonare, se c'è qualcosa ad accomunarli è la scacchiera (in questo caso, damiera) di sessantaquattro caselle, e anche la regola che, raggiunta l'ottava casa, la pedina viene promossa, come il pedone degli scacchi, ottenendo la facoltà di muoversi nei due sensi. Tanto meno vale la pena di tirare in ballo cifre astronomiche per dimostrare la complessità di uno o dell'altro gioco: le mosse giuste si riducono a una mezza dozzina, e a volte solo a una. Molti si chiedono che cosa distingua gli appassionati di uno e dell'altro gioco. Edgar Allan Poe, nelle pagine introduttive dei Delitti della Rue Morgue tenta a fatica di fare questa distinzione, affermando che «le facoltà superiori dell'intelletto riflessivo vengono messe alla prova più decisamente e con maggiore utilità dal più modesto gioco della dama che dall'elaborata vacuità degli scacchi». In poche parole, Poe sosteneva che essendo il gioco degli scacchi molto più complesso della dama, a causa dei «movimenti diversi e bizzarri», vince il giocatore che fa meno sviste: «Non il giocatore più sottile, ma quello con la maggiore capacità di concentrazione». Poe intendeva dire, a mio parere, che nella dama si può sbagliare solo per un errore di calcolo e non, come negli scacchi, per una distrazione o una svista. Riconoscendo alla dama questa «purezza» intellettiva, sono convinto però che un buon giocatore di scacchi può diventarlo altrettanto nella dama, e viceversa. Ma se l'antica competizione tra due bellissimi giochi verrà difficilmente risolta, altrettanto arduo sarà l'esito di un'altra annosa rivalità: quella tra i due sessi. Erika Rosso, sedicenne valdostana, che si appresta a sfidare per il titolo mondiale la turkmena Amangul Durdyeva, entra nel novero dei grandi campioni, come già per gli scacchi le sorelle Polgar, facendo tremare la fortezza del «predominio maschile». E mi chiedo sempre se l'antica abitudine di assegnare a una donna le pedine nere fosse dovuta veramente al desiderio di mettere in risalto il candore delle loro mani, o non fosse piuttosto una precauzione, nonché un modo galante per mettere fin da subito la propria avversaria in uno stato di inferiorità.
 

 

Paolo Maurensig
26 ottobre 2011 16:28  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

 

 

Link:

http://www.corriere.it/cultura/11_ottobre_26/alberti-regina-degli-scacchi_f1042aca-ffdd-11e0-9c44-5417ae399559.shtml

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cultura/2011/10/26/pop_giochi.shtml

http://www.corriere.it/cultura/11_ottobre_26/maurensig-errore-superiorita-scacchi_7f83c0fe-ffdd-11e0-9c44-5417ae399559.shtml?fr=correlati

 

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Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Ottobre 2011 16:50
 

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